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La terapia ad onde d’urto (ESWT) è un trattamento elettromedicale non invasivo che usa impulsi acustici ad alta energia per stimolare la guarigione di tessuti infiammati o danneggiati. Vengono utilizzate per alcune patologie dell’apparato muscolo-scheletrico, in particolare quando dolore e limitazione funzionale persistono nonostante le prime terapie conservative. Viene impiegata soprattutto in ortopedia e fisioterapia per curare tendiniti croniche, calcificazioni e dolori muscolari.

Non tutte le onde d’urto agiscono allo stesso modo: la scelta della metodica dipende dalla diagnosi, dalla sede del problema e dagli obiettivi del trattamento.

Terapia ad onde d’urto: che cos’è e come agisce sui tessuti

Le onde d’urto sono impulsi acustici caratterizzati da una rapida variazione di pressione. Attraversano i tessuti e trasferiscono energia meccanica nella zona trattata, stimolando una risposta biologica senza ricorrere a incisioni o procedure chirurgiche.

In ambito ortopedico e fisioterapico, questa stimolazione può contribuire a modulare la percezione del dolore e l’infiammazione, favorire la vascolarizzazione locale attraverso la formazione di nuovi vasi sanguigni e sostenere i processi di riparazione dei tessuti, anche attraverso la stimolazione della produzione di collagene. L’azione delle onde d’urto può inoltre contribuire alla riduzione del dolore attraverso la modulazione dei segnali nervosi. Il beneficio non è necessariamente immediato: in alcune persone il sollievo compare già dopo le prime applicazioni, mentre in altre il miglioramento emerge gradualmente nelle settimane successive.

Differenza tra onde d'urto radiali e focali

Onde d’urto focali o radiali: qual è la differenza?

La principale differenza tra onde d’urto focali e radiali riguarda il modo in cui l’energia meccanica viene trasmessa ai tessuti. Le onde d’urto focali concentrano l’energia in un punto preciso e profondo; ideale per calcificazioni e lesioni ossee o tendiniti profonde. Le onde d’urto radiali si allargano a ventaglio nei tessuti superficiali, ottimali per contratture e problemi muscolari (trigger point).

Non esiste una metodica migliore in assoluto: la scelta dipende dalla sede del problema, dal tessuto interessato e dall’obiettivo del trattamento.

Onde d’urto focali o focalizzate

Le onde d’urto focali convogliano l’energia su un punto bersaglio preciso e possono raggiungere profondità elevate, indicativamente fino a 10-12 centimetri in base all’apparecchiatura e alla zona anatomica.

Sono utilizzate soprattutto in presenza di:

  • tendinopatie calcifiche;
  • fascite plantare e sperone calcaneare;
  • epicondilite;
  • tendinopatie profonde;
  • ritardi di consolidamento delle fratture e altre problematiche ossee selezionate.

Grazie alla concentrazione dell’energia, i protocolli focali prevedono spesso un numero contenuto di sedute, distanziate per consentire ai tessuti di rispondere alla stimolazione.

Onde d’urto radiali o balistiche

Le onde d’urto radiali non concentrano l’energia in un unico punto, ma la diffondono a raggiera a partire dall’applicatore. L’intensità è maggiore in superficie e diminuisce progressivamente con la profondità, raggiungendo indicativamente i primi 3-4 centimetri di tessuto.

Sono particolarmente indicate per:

  • contratture e problematiche muscolari diffuse;
  • trigger point;
  • sindromi dolorose miofasciali;
  • tendinopatie superficiali;
  • rigidità e alterazioni della mobilità dei tessuti.

Poiché l’energia interessa un’area più ampia, il trattamento può richiedere un numero maggiore di sedute rispetto alle onde focali. Possono essere integrate in un percorso fisioterapico più ampio, insieme a esercizio terapeutico, recupero della mobilità e gestione dei carichi.

Entrambi i trattamenti richiedono un operatore sanitario adeguatamente formato e possono essere eseguiti da un medico o da un fisioterapista qualificato, in base all’indicazione clinica e all’organizzazione della struttura.

Terapia onde d'urto radiali

Principali indicazioni terapeutiche delle onde d'urto

Le onde d’urto trovano applicazione nel trattamento di diverse problematiche muscolo-scheletriche. La scelta tra onde focali e radiali dipende dalla sede, dalla profondità e dalle caratteristiche del disturbo.

Tra le principali indicazioni terapeutiche rientrano:

  • Spalla: tendinopatia calcifica e tendinopatie della cuffia dei rotatori;
  • Ginocchio: tendinopatia rotulea;
  • Gomito: epicondilite, conosciuta anche come “gomito del tennista”;
  • Piede: fascite plantare e spina calcaneare.

Applicazioni delle onde d’urto oltre l’ambito ortopedico

Oltre all’ambito ortopedico e muscolo-scheletrico, le onde d’urto possono trovare applicazione anche in altri settori, tra cui l’urologia e la fisioterapia dermatofunzionale. In quest’ultimo ambito possono essere utilizzate, ad esempio, nel trattamento di cicatrici e aderenze e di alcune alterazioni del tessuto sottocutaneo, come cellulite e panniculopatie.

Come si svolge una seduta di fisioterapia con onde d’urto

La seduta viene eseguita in ambulatorio e non richiede anestesia né preparazioni individuali. Prima del trattamento viene individuata la zona dolorosa e, spesso con l’aiuto di un ecografo, viene verificata l’assenza di controindicazioni. La persona viene fatta accomodare sul lettino o in una posizione che consenta di raggiungere facilmente l’area interessata.

Sulla pelle viene applicato un gel, necessario per favorire la trasmissione dell’energia. L’operatore appoggia quindi il manipolo e regola intensità, frequenza, numero degli impulsi e profondità in base alla metodica utilizzata.

Durante la seduta il paziente può avvertire colpi ripetuti, pressione o fastidio. I parametri possono essere adattati alla sensibilità individuale, pur mantenendo un livello adeguato all’obiettivo terapeutico.

Quanto dura una seduta

La durata varia in base alla zona, alla patologia e alla tipologia di onde d’urto. I trattamenti sui tendini e sui muscoli richiedono generalmente pochi minuti, mentre alcune applicazioni sull’osso possono essere più lunghe.

Una seduta focalizzata su un tendine può durare indicativamente tra 5 e 15 minuti. A questi tempi si aggiungono la valutazione iniziale, il posizionamento e l’impostazione dell’apparecchiatura.

Prima della seduta è utile portare eventuali referti, ecografie, radiografie o risonanze magnetiche già eseguite.

Quante sedute sono necessarie in una terapia ad onde d’urto

Il numero di sedute non è uguale per tutti. Alcuni protocolli prevedono poche applicazioni a distanza di circa una settimana, mentre altri richiedono cicli più lunghi, soprattutto quando vengono trattate aree estese con onde radiali. Un ciclo di terapia ad onde d’urto focali prevede in media 3 sedute, una a settimana; mentre per i trattamenti ad onde d’urto radiali sono previste 4/5 sedute, una ogni 48 ore.

Terapia onde d'urto radiali o focali

Quando si iniziano a vedere i risultati

I benefici tendono spesso a svilupparsi progressivamente, perché i processi biologici attivati dalla stimolazione richiedono tempo. Nelle tendinopatie il miglioramento può emergere nelle settimane successive; nei trattamenti ossei i tempi possono essere più lunghi.

Per valutare correttamente l’efficacia non bisogna quindi fermarsi alle sensazioni delle prime ore. Il risultato viene osservato nel tempo considerando dolore, capacità di movimento, attività quotidiane e progressione del programma riabilitativo.

Quando il trattamento ad onde d’urto è sconsigliato

Il trattamento strumentale ad onde d’urto è generalmente ben tollerato quando viene eseguito con apparecchiature adeguate e dopo una corretta valutazione. Possono comunque comparire effetti locali transitori.

Tra i più frequenti rientrano:

  • arrossamento della pelle;
  • lieve gonfiore;
  • piccoli lividi o petecchie;
  • sensibilità nella zona trattata;
  • temporaneo aumento del dolore.

Queste reazioni tendono generalmente a risolversi in pochi giorni. Un aumento temporaneo della sintomatologia non indica necessariamente un danno, ma deve essere comunicato al professionista quando è intenso, persiste o si accompagna ad altri disturbi.

Controindicazioni delle onde d’urto focali e radiali

Le controindicazioni devono essere valutate in rapporto alla sede da trattare e al tipo di apparecchiatura e possono essere assolute o relative.

Controindicazioni assolute:

  • Gravidanza
  • Presenza di neoplasie nella zona da trattare
  • Organi cavi (polmoni, intestino)
  • Tromboflebiti o trombosi venosa attiva nella sede di applicazione
  • Cartilagini in accrescimento, aperte nei soggetti in età pediatrica/adolescenziale.

Controindicazione relative:

  • Terapia con farmaci anticoagulanti o disturbi della coagulazione del sangue.
  • Presenza di pacemeker cardiaco
  • Infezioni locali o lesioni cutanee attive nel punto di applicazione
  • Polineuropatie gravi come, ad esempio, in corso di diabete mellito
  • Gravi difetti della mineralizzazione ossea o osteoporosi marcata,

Fisioterapia onde d'urto

Domande frequenti sulla terapia ad onde d’urto

Le onde d’urto focali sono dolorose?

Le onde d’urto focali sono dolorose in modo variabile da persona a persona. Alcuni pazienti avvertono soltanto un fastidio, mentre altri percepiscono un dolore più intenso, soprattutto quando si trattano strutture ossee o aree molto sensibili.

La sensazione è generalmente limitata alla durata dell’applicazione. L’intensità può essere aumentata gradualmente, consentendo alla persona di adattarsi al trattamento.

Il dolore non deve essere considerato una misura dell’efficacia: una seduta più dolorosa non è necessariamente più utile. L’obiettivo è applicare l’energia adeguata mantenendo una tollerabilità accettabile e rispettando il protocollo scelto.

Le onde d’urto rompono le calcificazioni?

Le onde d’urto possono favorire la disorganizzazione e il riassorbimento di alcune calcificazioni, ma non le frantumano istantaneamente.

L’effetto dipende dal tipo di deposito, dalla sua consistenza, dalla sede e dai parametri applicati. Inoltre, la riduzione del dolore non coincide sempre con la completa scomparsa della calcificazione.

L’obiettivo clinico principale è recuperare la funzione e ridurre i sintomi.

Si può fare attività fisica durante il ciclo di onde d’urto?

Dipende dalla patologia e dall’intensità dell’attività. In molti casi non è necessario sospendere completamente il movimento, ma occorre ridurre temporaneamente gli esercizi che sovraccaricano la zona trattata.

La ripresa viene programmata in base ai sintomi e alla capacità del tessuto di tollerare il carico. Un riposo assoluto e prolungato può essere inutile, mentre continuare ad allenarsi senza modifiche può ostacolare il recupero.

Il fisioterapista o il medico indicano quali attività mantenere e come aumentare progressivamente l’intensità.

Quanti giorni di riposo dopo le onde d’urto?

Dopo una seduta non è normalmente necessario restare a letto o sospendere tutte le attività. È però consigliabile evitare per circa 24-48 ore sport intensi, corsa, salti o carichi elevati sulla zona trattata, salvo indicazioni diverse.

Il riposo deve essere relativo: camminare e svolgere le normali attività quotidiane è spesso possibile, purché non aumentino significativamente il dolore.

Per alcune patologie, soprattutto ossee, il periodo di protezione può essere più lungo e richiedere l’uso di tutori o ausili. Le indicazioni devono quindi essere personalizzate e non ricavate soltanto dal numero di giorni trascorsi dalla seduta.

Quando iniziare la terapia onde d’urto

La terapia onde d’urto può essere presa in considerazione quando una tendinopatia, una calcificazione, un dolore muscolare o un problema di guarigione ossea non migliorano adeguatamente con le prime misure conservative.

Non è necessario attendere che il dolore diventi insopportabile, né ricorrere al trattamento per qualsiasi disturbo muscolo-scheletrico. La valutazione serve a verificare la diagnosi, individuare la profondità della struttura interessata e scegliere tra onde focali e radiali.

Nei Centri Medici Ergéa in cui la prestazione è disponibile, la terapia onde d’urto può essere inserita in un percorso personalizzato, definito in base alla condizione clinica e agli obiettivi di recupero.