Malattia di Parkinson: cosa sapere su sintomi e diagnosi

Quali sono i sintomi della malattia di Parkinson
Articolo pubblicato il Tempo di lettura: 2 minuti

La malattia di Parkinson è una patologia neurologica progressiva che interessa principalmente il controllo del movimento, ma può coinvolgere anche altre funzioni dell’organismo. Si tratta di una condizione cronica, che evolve nel tempo e richiede un inquadramento specialistico e un monitoraggio continuativo.

Comprendere cos’è la malattia di Parkinson, quali sono i sintomi e come si arriva alla diagnosi consente di affrontare il percorso con maggiore consapevolezza e di riconoscere precocemente eventuali segnali.

Cos’è la malattia di Parkinson

La malattia di Parkinson è una patologia neurodegenerativa che colpisce alcune aree del cervello responsabili della produzione di dopamina, un neurotrasmettitore fondamentale per il controllo dei movimenti. La riduzione progressiva della dopamina altera l’equilibrio dei circuiti motori e determina i sintomi tipici della malattia.

È importante sottolineare che il Parkinson non è solo una malattia del movimento: accanto ai disturbi motori possono comparire sintomi non motori, che talvolta precedono le manifestazioni più evidenti.

L’andamento è progressivo, ma la velocità di evoluzione varia significativamente da persona a persona.

malattia di parkinson quali sono i sintomi e come diagnosticarla

I sintomi del Parkinson

I sintomi del Parkinson si distinguono generalmente in motori e non motori.

Sintomi motori del Parkinson

Sono quelli più conosciuti e includono:

  • Tremore a riposo, spesso iniziale a carico di una mano
  • Rigidità muscolare, con sensazione di resistenza nei movimenti
  • Bradicinesia, cioè lentezza nell’eseguire movimenti volontari
  • Instabilità posturale, con difficoltà nell’equilibrio nelle fasi più avanzate

Non tutti i pazienti presentano tutti i sintomi e l’intensità può essere diversa.

Sintomi non motori del Parkinson

I sintomi non motori sono meno noti ma molto frequenti e possono comparire anche anni prima dei disturbi motori.

Tra i più comuni:

  • riduzione dell’olfatto
  • disturbi del sonno
  • stipsi (stitichezza)
  • alterazioni dell’umore (ansia, depressione)
  • affaticamento
  • disturbi cognitivi nelle fasi più avanzate

La presenza di sintomi non motori contribuisce a rendere il quadro clinico complesso e richiede una valutazione globale della persona.

Fattori di rischio e frequenza

La malattia di Parkinson è più frequente con l’avanzare dell’età, ma può comparire anche prima dei 50 anni in forme meno comuni.

Le cause non sono completamente note. Si ritiene che possano contribuire i fattori genetici, i fattori ambientali e le interazioni tra predisposizione individuale e ambiente, ma nella maggior parte dei casi non è possibile individuare una causa unica e specifica.

Quando rivolgersi a uno specialista

I sintomi della malattia di Parkinson possono comparire in modo graduale e, nelle fasi iniziali, essere facilmente confusi con altre condizioni o attribuiti a fattori come stress o stanchezza. Proprio per questo motivo è importante prestare attenzione alla persistenza e alla combinazione dei disturbi, soprattutto quando tendono a comparire senza una causa evidente.

È opportuno richiedere una valutazione neurologica  quando compaiono:

  • tremore persistente a riposo
  • rallentamento dei movimenti non spiegato
  • rigidità muscolare progressiva
  • disturbi dell’equilibrio
  • combinazione di sintomi motori e non motori

Non tutti i tremori indicano Parkinson, ma una valutazione specialistica permette di chiarire l’origine dei sintomi.

Come diagnosticare la malattia di Parkinson

Come diagnosticare il Parkinson

Una delle domande più frequenti riguarda come si diagnostica la malattia di Parkinson.

Analisi clinica ed esami strumentali per diagnosticare il Parkinson

Non esiste un singolo esame in grado di confermare in modo definitivo la malattia di Parkinson. La diagnosi è principalmente clinica e si basa sulla valutazione neurologica.

Alcuni esami strumentali possono essere utilizzati per escludere altre condizioni che possono provocare sintomi simili. La risonanza magnetica cerebrale, ad esempio, consente di valutare la presenza di lesioni strutturali. Nell’ambito della Medicina Nucleare, l’esame Dat-SPECT rivela il danno dopaminergico ed aiuta la diagnosi differenziale con altre sindromi cliniche non degenerative.

Il percorso di diagnosi e presa in carico

Un inquadramento tempestivo consente di impostare una terapia adeguata, monitorare l’evoluzione nel tempo e intervenire anche sui sintomi non motori, spesso meno evidenti ma altrettanto rilevanti. La gestione della malattia è personalizzata e si adatta progressivamente alle esigenze della persona, con l’obiettivo di preservare il più possibile autonomia, funzionalità e qualità della vita.

Nei nostri centri è possibile accedere a visite neurologiche e percorsi di approfondimento diagnostico per i disturbi del movimento, con un inquadramento clinico personalizzato e un monitoraggio specialistico nel tempo.

Dott. Sacquegna Tommaso

Questo articolo è stato redatto con l’aiuto del Dott. Sacquegna, neurologo con oltre 40 anni di esperienza, già Direttore dell’Unità Operativa di Neurologia dell’Ospedale Maggiore di Bologna e Vicepresidente della Società Italiana di Neurologia. Il Dott. Sacquegna esercita la professione presso il Medica Poliambulatorio a San Giovanni in Persiceto (BO).